Io fotografo intanto. Un'immagine alla volta


Per il Fotografo..... http://www.flickr.com/photos/31916765@N04/3137977921/
Testa di Mela
Il giorno in cui Testa di Mela si decise a mettere la testa a posto fu un giorno in cui la neve sopra di lui comincio ad accumularsi irrimediabilmente.
Aveva sentito parlare dai frutti degli alberi vicini, di lunghi inverni e di nevicate pesanti capaci di seppellire per mesi semi, germogli e intere distese di erbe ma la rinascita primaverile a cui aveva egli stesso assistito, aveva fatto diffidare Testa di Mela dei racconti uditi . Si era convinto piuttosto che se ce la poteva fare un fragile fiore di pesco a sopravvivere nel suo misero abitino invernale, allora per lui, che discendeva dagli impavidi meleti abitatori delle gelide valli alpine, sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Abbiamo detto che quello era un giorno speciale per Testa di Mela, occorrerà adesso spiegare la ragione di ciò.
Essere una mela al tempo in cui Testa di Mela venne al mondo, non era più come una volta si potrebbe dire.
Un tempo, raccontavano quegli alberi che vantavano decine di anni di esistenza, prelibate torte di mela suscitavano l’interesse dei ragazzini e richiedevano una buona dose di minacce per poter riuscire ad arrivare intonse all’ora della merenda; adesso surrogati chimici e frivole proposte esotiche abitavano i reparti di frutta e verdura dei supermercati.
Nel luccichio di confezioni carnevalesche distraevano lo sguardo degli apatici consumatori che sferragliavano coi loro carrelli metallici tra le offerte della settimana, dribblando i valigioni a rotelle delle vecchiette. Nei mille gesti acquisiti in secoli di allenamento si scorgevano mani che ancora acchiappavano distrattamente svariate quantità di mele; sarebbero poi finite dentro stipate buste di plastica e infine stancamente masticate da mocciosi riluttanti.
Ed era proprio per non essere schiaffato in un lurido zainetto e poi sballottato per scale,cortili,pulmini,strisce pedonali,giardini,cortili e nuovamente scale da sudaticci e flaccidi bambini che Testa di Mela, quel giorno d’ inverno, appeso a interminabili giornate di riflessione e intorpidito dal freddo, aveva deciso che il suo destino di mela sarebbe stato diverso. Avrebbe cambiato la storia della sua ordinaria razza e sarebbe stato libero.
Fu proprio la grande quantità di neve accumulata sulla sua testa a convincere Testa di Mela che il gran giorno era arrivato. Infatti,grazie al peso della neve e all’irrigidimento del legno,dovuto al freddo , sarebbero bastati pochi aliti di vento perché il suo picciolo cedesse con facilità.
Ma il tempo passava, senza che Testa di Mela potesse sentire da lontano un cancello cigolare o i lunghi cavi dell’elettricità sopra di lui, fremere al passare di una raffica di vento.
Cominciava a credere che il suo sogno fosse stato una sfida troppo impertinente all’ordine delle cose e stava ripensando a quando, ancora fiore da quello stesso ramo aveva visto un ragazzo molto giovane arrampicarsi sul tronco di sua madre albero e raccogliere uno dei fratelli maggiori per donarlo ad una ragazza che per tutto il tempo dell’ impresa aveva osservato il giovane spaventata e rapita. Era una bella morte quella, pensò Testa di Mela o forse era solo un bel ricordo.
Proprio mentre stava ancora ripensando Testa di Mela avvertì una sensazione strana che lo riportò alla realtà, il freddo sembrava aver ammutolito ogni senso eppure quella vibrazione non doveva essere un’allucinazione perché il picciolo sulla sua testa stava scricchiolando e lui stava cominciando ad oscillare, sempre più velocemente. La neve cominciò a scivolare via e mentre tutte le dita affusolate di sua madre sembravano indicargli le possibili infinite direzioni di una nuova era, Testa di Mela ebbe paura, del vuoto che vedeva sotto di se adesso più minaccioso che mai e di rimanere solo, lontano dal suo destino di essere mela tra tante altre mele; ma la paura passo con quell ’ ultima folata, più forte e più fredda di tutte le altre. La spinta che lo portò in alto gli spalancò davanti agli occhi tutto ciò che mai avrebbe visto se fosse rimasto ad aspettare attaccato ad un ramo, case colorate, uccelli spiumati dal vento, una sconfinata distesa di soffice neve candida dove tanti puntini colorati e urlanti si rincorrevano e cadevano di continuo. Bambini, che sfrecciavano su slittini improvvisati con le buste della spesa e che si lanciavano palle di neve, neve che acchiappavano con mani avide, quelle stesse mani che non avrebbero mai più preso Testa di Mela. Adesso lui era sopra di loro, era sopra ogni cosa e nessuno mai avrebbe potuto fermare il suo volo.
Fu come se ad esplodere fosse stata tutta la sua incontenibile gioia e non il suo zuccheroso corpo quando Testa di Mela si schiantò in mille pezzi sull’asfalto.
Testa di Mela era libero e dopo non fu più niente.
E all'improvviso si mise a nevicare.
Eppure sugli alberi, a me sembrava di vedere ancora l'autunno. :-)
Ecco cosa propone il mercato.
Questo non è un microfono. Non è adatto ai bambini. Prmere off in caso di pericolo.


Diffida dal sole che brilli intensamente,dalle belle giornate che sembrino non finire mai.
Aspetta arroventando la terra,il sole,culla il suo tepore e intanto stringe la morsa mortale sull'umida vita. Viscida lei,scivola altrove,fino all'ultimo cono d'ombra,costretta a sostare al riparo,da un nascondiglio all'altro si consuma. Trascorre la sua riprovevole esistenza tra la fuga e la vergogna.
Il sole spande il suo asciutto respiro,sa di sorriso e candore,strazia la foglia nell'ultima contorsione sul ramo,contrae la zolla fino a che non si separi delle altre sue sorelle zolle.
Diffida della mano calda di velluto e della lama di luce. Brucia e taglia,lentamente lascia soli.